Aree archeologiche

FORO ROMANO

Situato all’incrocio tra il Cardo e il Decumano Massimo, il foro che oggi possiamo ammirare risale al I o II secolo d.C.

Il foro era la piazza principale della città: a pianta rettangolare era chiuso a sud dalla basilica civile, mentre ad est e ad ovest era circondato da portici sotto i quali si aprivano botteghe e sale pubbliche. Esso era il cuore della vita civile e politica di Aquileia, qui si tenevano comizi elettorali, assemblee pubbliche, processi e scambi commerciali.

Il foro, assieme al porto fluviale, è uno dei più famosi siti della città: le imponenti colonne che oggi si possono ammirare sono il risultato di una ricostruzione (anastilosi) risalente agli anni Trenta del secolo scorso.

IL FORO ROMANO E' TEMPORANEAMENTE CHIUSO PER LAVORI

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DECUMANO ARATRIA GALLA

L’ingresso alla basilica civile avveniva da una strada lastricata (decumano) adiacente al foro e visibile ancora oggi (ad ovest della statale), nota come Decumano di Aratria Galla (prima metà I secolo d.C.): Aratria Galla era una facoltosa cittadina aquileieise che dispose, alla sua morte, che una parte dei suoi averi fosse destinata alla pavimentazione del “decumano maggiore”.

PORTO FLUVIALE

A nord-est del complesso basilicale si trovano i resti dell'antico e monumentale porto fluviale. Aquileia doveva la sua importanza proprio ai commerci che la vedevano come punto di incontro e di scambio di merci dal nord, dall'est e da tutto il bacino del Mediterraneo. I resti visibili oggi non riescono a far comprendere al visitatore la grandezza della struttura originaria e l'ampiezza (fino a 60 metri) che il fiume derivante dalla confluenza del Natiso cum Turro aveva in epoca romana. Oggi si possono ammirare gran parte delle banchine, delle strutture di attracco, le fondamenta dei magazzini e le tracce delle vie che dal porto conducevano al vicino foro.

Sono ancora ben visibili sulle banchine i resti delle mura costruite a difesa della città durante i turbolenti anni di fine impero.

Gli scavi  che hanno riportato alla luce il porto sono stati condotti negli anni Trenta del secolo scorso e risale a quel periodo la suggestiva passeggiata, chiamata “Via Sacra”, realizzata per smaltire la terra di risulta. Questa permette anche di collegare la località di Monastero (Museo Paleocristiano) con il complesso basilicale.

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SEPOLCRETO

In antichità, come consuetudine, le necropoli si trovavano fuori dalle mura cittadine lungo le strade consolari. Per legge, infatti, la sepoltura era vietata all’interno dei centri abitati.

Il sepolcreto di Via Annia conserva intatti cinque recinti sepolcrali appartenenti a diverse famiglie. Ogni recinto è delimitato da muretti che definivano le varie aree di pertinenza dei sepolcri. L’area è caratterizzata sia da tombe ad incinerazione sia da sarcofagi, a testimonianza del fatto che l’uso del sito si protrasse dal I al V secolo d.C.

CASE ROMANE DEL FONDO CAL E DEL BENEFICIO RIZZI

In questo sito sono visibili i resti di più abitazioni, che nel corso dei secoli hanno subito varie fasi di sviluppo e di rimaneggiamento (I-IV secolo d.C).

La domus a est (IV secolo d.C.), sicuramente la più ben definita, ora protetta da un edifico moderno, è ornata da un pavimento musivo di tutto pregio dove è possibile osservare una grande sala absidata che, per molti anni, è stata identificata con un oratorio cristiano detto del “Buon Pastore”: oggi è opinione comune che essa sia una grande stanza di rappresentanza di un proprietario facoltoso. Il pavimento è completato da raffigurazioni di animali e di disegni geometrici.

A Ovest si individuano i resti di un’altra abitazione databile, visto il ritrovamento di pavimenti musivi geometrici a tessere bianche e nere, al primo secolo d.C. (età augustea).

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I MERCATI ROMANI E LE MURA

A Sud della Basilia Patriarcale si ammirano i resti di due dei tre edifici di mercato che, in epoca tardoantica, si presentavano uno, quello più orientale, con uno scoperto, un pozzo e supporti lapidei, probabilmente utilizzati per sostenere una copertura, l'altro quello a occidente, con un cortile centrale, dotato di portici sotto i quali sorgevano le botteghe. Proseguendo verso sud sono visibili i resti della doppia cinta muraria di Aquileia: la prima costruita sicuramente in epoca tardo antica, IV secolo d.C., la seconda, invece, edificata a rinforzo della precedente, probabilmente risalente al secolo successivo. Entrambe seguivano l’andamento del fiume Natiso.  

DOMUS DI TITO MACRO

Con una superficie di 1700 metri quadrati, la "Domus di Tito Macro" è una delle abitazioni di epoca romana più vaste del Nord Italia. Grazie alle indagini archeologiche è stato possibile risalire alla sua costruzione, avvenuta nel I sec. a.C., e alle modificazioni che si sono succedute nel corso dei secoli.

Il nome della domus deriva dal ritrovamento in loco di un'iscrizione (T.MACR.), pertanto si è ipotizzato che il proprietario, sicuramente un uomo molto facoltoso, si chiamasse proprio Tito Macro.

La copertura del sito archeologico, realizzata recentemente, permette al visitatore di comprendere al meglio quali erano gli spazi abitativi di un antica domus romana.

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